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Trentotto anni. Una vita breve, molto breve anche per
chi ha vissuto a cavallo tra la fine dell’ ottocento e gli inizi del
secolo scorso, quando le condizioni di vita non erano certo
paragonabili a quelle di oggi, periodo in cui l’età media si è
sensibilmente più che raddoppiata. Ma in soli trentotto anni
Pasquale Rossi ha lasciato un bagaglio culturale, storico e politico
non indifferente. Ed a cento anni dalla sua morte, Tessano, il suo
paese adorato e coccolato, ha voluto rendere omaggio al grande
concittadino.
Nei giorni scorsi si è celebrata la figura del famoso sociologo e
nell’occasione sono stati consegnati i Premi Letterari 2005 Pasquale
Rossi per la saggistica letteraria e storica edita. A fare da sfondo
alla cerimonia di premiazione la bellissima Piazza Monastero di
Tessano che si affaccia, a mò di immensa balconata su Cosenza, quasi
a suggellare idealmente il rapporto sillogistico fra Tessano, il
capoluogo bruzio e Pasquale Rossi.
Moderatore della manifestazione è stato il maestro, Francesco Perri,
che ha esordito ringraziando il numeroso ed interessato parterre di
convenuti e tutti gli enti patrocinanti del premio letterario. “Il
premio nasce dalla necessità di non dimenticare – ha sottolineato
Francesco Perri, che ha poi passato la parola ai relatori
partecipanti all’incontro.
“Pasquale Rossi è nato nel 1867 in un momento tumultuoso sia sotto
il profilo politico-storico che sociale – ha esordito lo scrittore
Coriolano Martirano che ha tenuto a sottolineare l’ambiente in cui è
vissuto il sociologo tessanese. “Visse per un periodo della sua vita
a Napoli – ha continuato Martirano – dove diventò attivista della
classe politica del tempo. Partecipò intensamente alla festa del
primo maggio e ciò gli costò sei mesi di prigionia. Tornato a
Cosenza visse da protagonista i circoli politici e culturali bruzi,
collaborando con varie riviste culturali. Dedicò la sua vita ai
propri ideali: quello professionale, per il quale fu definito medico
dei poveri; quello culturale, che lo vide sempre in prima linea
nelle tematiche sociali e psicologiche; e quello politico, che lo
portò a diventare un punto di riferimento negli anni non solo per
Cosenza ma per l’intera regione”.
“Reputo Pasquale Rossi un perdente – ha concluso Martirano – Un
perdente perché temuto dalla cultura del tempo che lo vedeva come
una mina vagante in grado di mettere in crisi l’intera società.
Ricordiamo quindi un perdente; un perdente per i tempi in cui ha
vissuto, ma non per noi che ancora oggi abbiamo bisogno di tali
uomini e dei loro insegnamenti”.
L’intervento dell’avvocato Ernesto D’Ippolito ha calcato la stessa
linea di quello del predecessore. “Dopo essermi imbattuto nelle
opere di Pasquale Rossi – ha dichiarato il famoso penalista – sono
diventato un suo consapevole debitore. I sentimenti che oggi
albergano nella mia coscienza equivalgono agli insegnamenti che ci
ha lasciato. È importante che Tessano si impossessi di tale
patrimonio tralasciato e il premio letterario nel centenario della
sua morte fa onore all’indimenticato paese natio”. Anche Ernesto
D’Ippolito ha sottolineato la dicitura “medico dei poveri” che fu
affibbiata a Pasquale Rossi. “In pochissimo tempo Cosenza diventò la
seconda città dopo Sanremo per provvidenza pubblica. Pasquale Rossi
rappresentò la punta di diamante dell’amministrazione calabrese e a
differenza di tanti altri uomini illustri dell’età ottocentesca, lui
era avanti, come si dice in gergo, aveva una marcia in più. Attivare
i suoi principi oggi – ha concluso D’Ippolito – significa
assicurarci una società migliore”.
La manifestazione si è conclusa con la premiazione delle
pubblicazioni edite pervenute: sono stati premiati Franchino Gallo
con il volume “Folla e società nel pensiero di Pasquale Rossi” e
Giuseppe Spadafora con il libro “Pasquale Rossi ed il problema della
folla”.
Infine è stata consegnata una targa alla memoria del professore
Tobia Cornacchioli, ritirata dalla moglie.
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