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La Pagina                                          di Alfredo Viafora

 

Trentotto anni. Una vita breve, molto breve anche per chi ha vissuto a cavallo tra la fine dell’ ottocento e gli inizi del secolo scorso, quando le condizioni di vita non erano certo paragonabili a quelle di oggi, periodo in cui l’età media si è sensibilmente più che raddoppiata. Ma in soli trentotto anni Pasquale Rossi ha lasciato un bagaglio culturale, storico e politico non indifferente. Ed a cento anni dalla sua morte, Tessano, il suo paese adorato e coccolato, ha voluto rendere omaggio al grande concittadino.
Nei giorni scorsi si è celebrata la figura del famoso sociologo e nell’occasione sono stati consegnati i Premi Letterari 2005 Pasquale Rossi per la saggistica letteraria e storica edita. A fare da sfondo alla cerimonia di premiazione la bellissima Piazza Monastero di Tessano che si affaccia, a mò di immensa balconata su Cosenza, quasi a suggellare idealmente il rapporto sillogistico fra Tessano, il capoluogo bruzio e Pasquale Rossi.
Moderatore della manifestazione è stato il maestro, Francesco Perri, che ha esordito ringraziando il numeroso ed interessato parterre di convenuti e tutti gli enti patrocinanti del premio letterario. “Il premio nasce dalla necessità di non dimenticare – ha sottolineato Francesco Perri, che ha poi passato la parola ai relatori partecipanti all’incontro.
“Pasquale Rossi è nato nel 1867 in un momento tumultuoso sia sotto il profilo politico-storico che sociale – ha esordito lo scrittore Coriolano Martirano che ha tenuto a sottolineare l’ambiente in cui è vissuto il sociologo tessanese. “Visse per un periodo della sua vita a Napoli – ha continuato Martirano – dove diventò attivista della classe politica del tempo. Partecipò intensamente alla festa del primo maggio e ciò gli costò sei mesi di prigionia. Tornato a Cosenza visse da protagonista i circoli politici e culturali bruzi, collaborando con varie riviste culturali. Dedicò la sua vita ai propri ideali: quello professionale, per il quale fu definito medico dei poveri; quello culturale, che lo vide sempre in prima linea nelle tematiche sociali e psicologiche; e quello politico, che lo portò a diventare un punto di riferimento negli anni non solo per Cosenza ma per l’intera regione”.
“Reputo Pasquale Rossi un perdente – ha concluso Martirano – Un perdente perché temuto dalla cultura del tempo che lo vedeva come una mina vagante in grado di mettere in crisi l’intera società. Ricordiamo quindi un perdente; un perdente per i tempi in cui ha vissuto, ma non per noi che ancora oggi abbiamo bisogno di tali uomini e dei loro insegnamenti”.
L’intervento dell’avvocato Ernesto D’Ippolito ha calcato la stessa linea di quello del predecessore. “Dopo essermi imbattuto nelle opere di Pasquale Rossi – ha dichiarato il famoso penalista – sono diventato un suo consapevole debitore. I sentimenti che oggi albergano nella mia coscienza equivalgono agli insegnamenti che ci ha lasciato. È importante che Tessano si impossessi di tale patrimonio tralasciato e il premio letterario nel centenario della sua morte fa onore all’indimenticato paese natio”. Anche Ernesto D’Ippolito ha sottolineato la dicitura “medico dei poveri” che fu affibbiata a Pasquale Rossi. “In pochissimo tempo Cosenza diventò la seconda città dopo Sanremo per provvidenza pubblica. Pasquale Rossi rappresentò la punta di diamante dell’amministrazione calabrese e a differenza di tanti altri uomini illustri dell’età ottocentesca, lui era avanti, come si dice in gergo, aveva una marcia in più. Attivare i suoi principi oggi – ha concluso D’Ippolito – significa assicurarci una società migliore”.
La manifestazione si è conclusa con la premiazione delle pubblicazioni edite pervenute: sono stati premiati Franchino Gallo con il volume “Folla e società nel pensiero di Pasquale Rossi” e Giuseppe Spadafora con il libro “Pasquale Rossi ed il problema della folla”.
Infine è stata consegnata una targa alla memoria del professore Tobia Cornacchioli, ritirata dalla moglie.