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“Ecce Homo. Dicit eis Pilatus: accipite eum vos et crucifigite; ego enim non invenio in eo causa”.

Con queste parole (Ecco l’Uomo. Pilato disse loro (ai Sommi Sacerdoti, ndt): prendetelo e crocifiggetelo voi; io non trovo in lui nessuna colpa) si cambia il corso dell’umanità e dell’uomo per l’eternità. Sono le parole che divideranno la storia intera in un “prima” e un “dopo”.

L’Ecce Homo, il Figlio del Dio fatto uomo irrompe sulla scena della storia e ne traccia il discrimine, ne condivide la natura fino alla fase estrema, la Morte, sconfiggendola e relegandola ad un fatto puramente terreno, mentre con la sua Risurrezione apre uno scenario fino ad allora privo di senso: la Speranza, che nel Cristo si concretizza e diventa “certezza” di vita eterna.

Quella immagine di uomo sofferente, che ascende in carne ed ossa a fianco del Padre, attraverso i secoli è giunta fino a noi. Quel volto, mirabilmente impresso e conservato nella Sindone, abbiamo la fortuna di poterlo rivedere ogni giorno nel capolavoro ligneo della statua che tanta venerazione richiama e che è conservata nella Chiesa di S. Maria delle Grazie (convento della Riforma), realizzata da Frate Umile da Petralia.

Anche quest’anno, come da tempo immemore, si è potuto riflettere e pregare sulle piaghe e sulla effigie di Gesù, bastonato, flagellato, umiliato, disprezzato e messo in morte, nel novenario a lui dedicato. Il programma liturgico che il Parroco Don Luca Perri ha proposto alla comunità è stato incentrato sulla vita del Cristo, indicato quale faro da seguire, in modo particolare in quest’anno che vede celebrare il 50° anniversario del Concilio Vaticano II. I diversi, illustri protagonisti di queste giornate di preghiera e di meditazione, hanno incentrato i loro interventi sul significato della fede, che è risanatrice, donatrice di salvezza, certezza di resurrezione, risposta concreta ad una chiamata, dono che viene da Cristo Via Verità e Vita.

A fianco del percorso strettamente liturgico, ci sono stati anche diverse altre occasioni di incontro, tra le quali ricordiamo la benedizione dello storico organo della Riforma, che ha potuto tornare a far sentire nuovamente la sua voce e le sue note dopo un paziente restauro, accompagnando, in un ideale percorso di unità e condivisione, i diversi cori che hanno animato le celebrazioni, a iniziare dal coro Diocesano di Don Serafino Bianco, a quelli della comunità di Laurignano, di Paterno e del nostro “Jubilate Deo” che con la cura e la guida di Annarita Fisico sta divenendo una realtà brillante all’interno, e non solo, della nostra comunità, frutto dell’impegno e della costanza dei suoi cantori.

Una occasione, quella del novenario al SS. Ecce Homo, che ha dato l’opportunità di accogliere ed abbracciare tutte le espressioni presenti sul territorio, con un riuscito ed intenso cortometraggio sulla figura del Cristo flagellato realizzato da Antonio Capocasale, così come il recital “Alla locanda di Emmaus”, allestito e recitato dai bambini e ragazzi del catechismo, guidata dai catechisti della parrocchia.

Altro momento importante è stato segnato con il restauro e la consegna alla comunità Parrocchiale di un Crocefisso risalente al 1600, realizzato in carta pesta, che una cattiva e poco accorta conservazione avevano ridotto a un informe ammasso senza pregio, e che grazie alla maestria e all’arte del Maestro Eugenio De Luca è ritornato ad uno splendore che sembrava impossibile, contribuendo ad arricchire il già cospicuo patrimonio artistico delle nostre Chiese.

La recita dialettale “Il testamento di nonno Arturo”, frutto dell’impegno dell’Azione Cattolica, ha allietato i momenti di festa civile, insieme alle altre attività ludiche.

La conclusione, con un Te Deum in cui si sono vissuti intensi momenti di preghiera con i Vespri Solenni, è stata occasione di assistere ad un evento molto particolare, con l’esecuzione della inedita Via Crucis sulle note del Maestro Francesco Perri, che ha inteso tradurre in suoni, note, parole e canti quelli che, a detta dello stesso compositore, ha immaginato potessero essere i suoni e le voci del momento stesso in cui si svolgeva la Via Crucis del Salvatore. Un momento di grande impegno, con protagonisti artisti locali e anche provenienti da altre località, che hanno saputo trasformare in emozioni ed incanto momenti che nella realtà storica del loro svolgimento sono stati tragici e terribili.

Come sempre, la magia dell’Ecce Homo ha saputo richiamare a sé il suo popolo: il volto tumefatto, piagato, sofferente, man mano che si ammira sembra aprirsi ad un sorriso, ci dice che quella sofferenza, quelle piaghe, quel tormento, è stato già vissuto da Lui per noi, per tutti noi. I nostri affanni non possono che trovare ristoro in quel volto, la risposta alle nostre richieste è tutta lì, scritta su quelle piaghe. Tutto sembra dirci che il peggio è ormai passato, il travaglio peggiore è stato già assolto, il dolore vissuto dall’Uomo chiamato Gesù ci viene reso sotto forma di speranza, Amore, sconfitta della Morte. Non abbiamo che da rivolgere lo sguardo su quella figura e le nostre pene riceveranno sicuro conforto. Un solo requisito ci è richiesto: la Fede.