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Non è un gioco
di parole ma realtà quanto viene annunciato in questo titolo.
Visitando, infatti, il complesso monastico paternese si scorge in
fondo all'orto del Convento un tempietto denominato "Oratorio"; esso
fu in Paterno il primo luogo sacro al Santo, elevato alla gloria degli
altari dal Papa Leone X° il 1° maggio 1519.
Costruito come rustica capanna dallo stesso Santo, quando dimorava a
Paterno, per compiervi la preghiera e la penitenza comunitaria in
attesa della costruzione della chiesa conventuale dedicata
all'Annunciazione della Vergine santissima, diventò poi sua cella fino
alla sua partenza per la Francia, dove poter attendere, indisturbato,
ai colloqui col Signore, in
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in
estasi d'amore o darsi alle aspre penitenze specie quando, nei
rigidi inverni e nelle piovose giornate, gli era impossibile
dimorare nella grotta.
suo primo biografo. l'Anonimo, racconta che a volte, di sera, il
Santo scendeva verso la cucina del Convento a chiedere qualche
carbone acceso che. posto fra le nude mani. senza bruciarsi e
senza farlo cadere lungo il percorso, portava nella sua capanna
- cella: e questo molte volte.
Partito per la Francia, la comunità dei frati conservò e custodì
la preziosa cella che tanto le parlava dei momenti mistici del
Fondatore e. quando la Chiesa lo proclamò Santo, non trovò altro
luogo più consono di quello per trasformarlo in tempietto.
erigendovi un altare a pietra addossato alla parete frontale
sulla quale venne affrescata l'immagine della sua intera persona
con il bastone fra le mani. il volto soavemente sorridente e
illuminato dal sole della carità.
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Il
Maricello, accanto al viale dell'Oratorio |
Oratorio : Interno |
Chi ne sia stato l'artista è arduo dirlo; certamente fu qualcuno
che l'aveva ben conosciuto e, soprattutto, più volte visto
quando riveniva dalle sue prolungate estasi sereno e pieno di
intimo gaudio.
L'immagine dell'Oratorio, una delle prime del Santo, ritrae
certamente il vero volto di S. Francesco quale l'artista lo
conservava incancellabile ai suoi occhi. Prodotta su una parete
comune, col tempo stava deteriorandosi
per cui, saggiamente, venne nascosta e protetta da un muro non
però aderente ad essa. Nel 1968. compiendo dei lavori di
ordinaria manutenzione, ritornarono alla luce sia l'affresco che
la primitiva mensa e oggi sono disponibili allo sguardo devoto
dei fedeli.
Il tempietto venne ingrandito con un nuovo corpo ed il pavimento
sostituito, nel secolo scorso dal venerabile P. Bernardo Clausi,
con fini maioliche opali si ammirano nelle zone sorrentina e
amalfitana, salvaguardando una lastra in pietra a sinistra
dell'altare. dove si osservano delle corrosioni (orma del
sandalo del Santo) e delle sbiadite macchie del suo sangue. Il
solitario tempietto. perduto nell'ampio giardino del Convento,
preceduto da un piccolo viale ornato di cipressi, è un mistico
sito che facilita la contemplazione.
In un silenzio quasi assoluto, allietato a volte dal canto degli
uccelli che si rincorrono giulivi nei cipressi o dallo stormire
dolce delle fronde degli stessi cipressi cenando si desta lieve
il vento, il pellegrino ivi sostante avverte in sé l'impressione
d'essere in un luogo sovrumano. Questo fu il luogo dove
Francesco di Paola pregò, si mortificò, versò del sangue
innocente, si santificò e riposò con breve sonno sul duro
pavimento.
Questo fu il primo ed umile santuario sorto a Paterno col nome
di S. Francesco, ricercato, visitato e venerato sia dai
paternesi che dai devoti d'ogni parte nel ricordo del
Santo dei Miracoli. Da j qui il nome venne esteso a tutta la
zona del complesso monastico. pur rimanendo l'Oratorio "l'umile
santuario" nel grande Santuario di Paterno.
(Testo scritto appositamente da P. Francesco Rubino)
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