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Presentazione

 

UN SANTO ...EMIGRANTE!
Ho conosciuto San Francesco di Paola al mio arrivo, come preside, alle scuole di Paterno. Cresciuto nell'ammirazione dell'omonimo santo di Assisi, di cui avevo studiato -scolasticamente si intende - vita ed opere, avevo la sincera convinzione di trovarmi di fronte ad un Santo declassato, cioè di serie inferiore.
La vicinanza, prima, di Padre Rullino, religioso dell'Ordine dei Minimi, e la circostanza, poi. di ascoltare di tanto in tanto, nelle mie visite a Torino per seguire gli studi dei figli, la messa domenicale nella chiesetta di via Po, dedicata al Santo, mi hanno fatto scoprire la vera grandezza e la forza spirituale e taumaturga di questo umile figlio di Calabria che ha dato dignità ed onore alla sua martoriata e inospitale terra.
A Torino, a pochi passi dalla reggia, si trova una piccola chiesa, dedicata al Santo, con annessa costruzione che doveva costituire l'antico convento. Ora la chiesa è tutta incastonata nella bellezza della via e dei portici che, fatto unico nel centro storico della città piemontese, lasciano libero allo sguardo del visitatore la bellezza del suo frontale.
All'entrata si legge: "questa chiesa è frutto di un voto di Maria Cristina, madama reale, figlia di Enrico IV re di Francia, sposa di Vittorio Amedeo 1°. duca di Savoia, che erano senza figli. Nacquero poi Francesco Giacinto (morto fanciullo) e Carlo Emanuele II°. La costruzione della Chiesa ed annesso convento iniziò nel '1633".
Tre grandi quadri, a firma del Daunphin, circondano l'altare centrale e rappresentano momenti importanti e significativi della vita del Santo:
il primo, posto sopra l'altare, rappresenta la Gloria del Santo e raffigura San Francesco in cielo, circondato da angeli e, sotto, due fanciulli, inginocchiati - i figli tanto desiderati della regina Maria Cristina - con lo sguardo rivolto in alto. verso il Santo.
Sul lato destro, il secondo mostra il Santo che attraversa lo stretto di Messina, con al fianco due confratelli, dall'espressione alquanto terrorizzata, e, infine, il terzo, sul lato opposto, raffigura la principessa Luisa di Savoia-Angoulème mentre prega il Santo:
San Francesco al centro, in piedi, con i capelli bianchi e barba lunga, e attorniato da tante cortigiane, tutte avvolte in lussuosi e colorati vestiti regali: una di queste. dai capelli dorati e dallo sguardo implorante e supplicante, inginocchiata ai suoi piedi, gli indirizza le sue calorose preghiere... e la principessa Luisa, sarà poi, la madre del re francese Francesco 1°.

Questa chiesetta. ogni volta che entro, mi da calore ed emotività come quella di Paterno: in più, tra la variegata moltitudine che affolla sempre le funzioni religiose, oltre a provare un forte fervore religioso, sento in tutta la "calabresita" o "calabresitudine" di un popolo, che vive lontano dalla sua terra, riemergere un senso di appartenenza ad una radice che si fa sempre più vigorosa con il passare degli anni.
Il Santo, infatti, ha tracciato, ed è stato proprio Lui il primo a soffrirlo, il triste destino dei tanti calabresi sparsi per il mondo: tenaci, sicuri, torti, duri ma concreti, con il malinconico bagaglio che il duro status dell'emigrante impone!
Si. San Francesco di Paola è stato il primo grande emigrante calabrese, che dall'umile borgo di Paterno doveva assurgere a importante consigliere spirituale e, anche, diplomatico della corte francese, che in quegli anni muoveva le sorti e le fortune del mondo conosciuto: una partenza, così come giustamente la chiama Salvatore Scarpino "provvidenziale, nel senso più squisitamente cattolico", scaturita dalla volontà diretta di Dio nel dare una testimonianza significativa e duratura in un secolo di lotte feroci e tremende, da cui doveva nascere l'assetto attuale dell'Europa e del mondo.

La lunga vita, costellata di miracoli e fulgidi esempi di fede, nel suo girare per le corti più rappresentative del periodo ha lasciato una impronta indelebile del messaggio cristiano ed il suo motto CHARITAS suona come l'emblema della religione cattolica. che fa dell'amore verso il prossimo la prima, se non l'unica, regola di vita.
Il lavoro, che segue questa mia presentazione, e che, finalmente. esce dal chiuso dell'ufficio di presidenza, è il frutto di un serio e ordinato progetto didattico, a cui hanno partecipato durante lo scorso Giubileo alunni e insegnanti della Scuola Media Statale di Paterno. In una corretta promozione delle risorse presenti nel territorio, essi hanno impostato il lavoro con lo studio della vita e delle opere del Santo e col visitare i luoghi che l'hanno accolto e quelli che ne portano avanti la sua popolarità, come: il convento di Paola e di Catona, la chiesa di San Francesco in piazza Plebiscito a Napoli, le chiese di Sant'Andrea delle Fratte e di Trinita dei Monti a Roma.
Il punto centrale del lavoro rimane, tuttavia, la valorizzazione della risorsa prima e unica presente a Paterno, il Convento dei Minimi.
Qui. infatti, il Santo costruì con le sue mani. aiutato anche da una popolazione molto fedele e devota, il Convento e da qui partì, per il suo ultimo viaggio, era il 1483. che doveva portarlo alle corti più importanti del periodo, compresa quella francese, che allora reggeva le sorti del mondo conosciuto.
Qui compì i suoi primissimi miracoli. Da qui si sparse la sua fama di taumaturgo, che arrivò alla corte napoletana e il re Ferrante. sospettoso e pauroso, mandò subito un plotone di soldati ad arrestare il povero fraticello!
Qui successe il miracolo: i soldati, che dovevano condurlo in catene a Napoli, al suo cospetto si inginocchiarono e si buttarono ai suoi piedi, rifiutandosi di eseguire l'ordine del re.
Il re Ferrante, come seppe dell'accaduto e del messaggio fermo. ma amoroso, inviategli dal frate calabrese, cambiò atteggiamento divenendo un primo sostenitore dell'operato dei frati del futuro ordine dei Minimi.L'episodio avvenne certamente durante l'anno 1473.
Qui il Santo, che nei modi e negli atteggiamenti manifestava spesso la sua origine "rustica e villana", parco nel parlare ma sicuro nell'agire. primo nel difendere i deboli, sicuro nel rispondere alle prepotenze, aveva creato un movimento che si era sparso a vista d'occhio: da Paola a Paterno nella costruzione dei primi due conventi e da qui a Spezzano. Corigliano. Maida. Milazzo e fin'anche a Castellammare di Stabia.
La popolazione calabrese, sottoposta da secoli alle angherie dei baroni, alle malattie e alle pestilenze, alla miseria ed alle carestie, nonché alle razzie dei Turchi, accorreva in massa a Paterno  ad osannare e venerare il povero fraticello, semplice nel parlare ma disponibile sempre ad aiutare i deboli e gli indigenti.
Predicava a tutti, ma i potenti locali non lo ascoltavano: predisse sciagure spaventose come l'arrivo dei Turchi nella città di Corigliano e la rovinosa caduta di Otranto!
In un periodo di violenza e corruzione dilagante, calando baroni e feudatari costituivano le loro fortune a danno dei più deboli. il Santo dava un esempio tangibile del vivere corretto e onesto. in ossequio ai valori della religione cristiana.
Circondato dall'affetto dei suoi fedelissimi discepoli, girava in lungo e largo la Calabria, compiendo numerosissimi miracoli.
La sua fama intanto aveva varcato i confini dell'Italia. Alla corte francese, tutta preoccupata per la lunga e perniciosa malattia del re Luigi XI. era giunto un certo Matteo Coppola che aveva riferito delle capacita miracolose e taumaturghe del frate calabrese.
Subito si intervenne su papa Sisto IV e su re Ferrante per portare in Francia al capezzale del letto del terribile e potente re, il frate calabrese ed un gruppo di nobili francesi raggiunse, addirittura. Paterno per convincere il Santo. Fra il luglio del 1482.
Sia il papa che il re di Napoli avevano tanti buoni motivi a mantenere buoni rapporti con la corte francese: l'Italia era divisa in tanti piccoli stati, gelosi e prepotenti, ed un potente vicino. come il re di Francia, faceva comodo a chiunque!
Il frate calabrese non voleva partire, non voleva lasciare a meta la sua opera, sapeva che non sarebbe mai più ritornato, capiva che doveva cambiare lingua e tenore di vita. ma di fronte alle potenti insistenze non gli restò che mestamente ubbidire.
E il 2 febbraio 1483, all'età di 67 anni. in compagnia di due o tre fraticelli e dei nobili francesi lasciò Paterno per raggiungere,dopo 25 giorni. Napoli.
Il  viaggio fatto a piedi, senza l'ausilio della cavalcatura, come pellegrino di Dio!
Sul Pollino, rivolgendo lo sguardo per l'ultima volta alla sua amata Calabria, pensando già che non sarebbe mai più ritornato,fece l'ennesimo miracolo:
la pietra su cui poggiava il suo piede scalzo trattenne, come se fosse fresco cemento, la sua impronta.
A Napoli venne accolto tra ali di folla festanti e a corte gli vennero riservati gli onori di un grande dignitario ecclesiastico.
Passato dall'eremo di Paterno ai fasti della corte non si intimorì, anzi sferzò lo stesso re. intimandogli di essere più giusto nei riguardi dei suoi sudditi.
Intatti al re Ferrante, che gli aveva offerto un ricco vassoio di monete d'oro per la costruzione di un nuovo convento, rispose con voce alta e solenne che il malcontento regnava in tutto il Regno e che doveva cambiare modo di governare. Infine afferrò una moneta d'oro, la spezzò delicatamente e con sommo stupore dei presenti, che videro colare del sangue, con tono severo intimò:
"Questo e il sangue dei tuoi sudditi e grida vendetta al cospetto di Dio!"
Si racconta che da allora il re cambiò completamente modo di governare e fece uscire dalle carceri numerosi prigionieri politici.
A Roma per l'umile e rozzo frate calabrese fu un susseguirsi di onori: alti prelati e aristocratici facevano a gara ad ossequiarlo e riverirlo. Lo stesso papa Sisto IV più volte si intrattenne con lui per addottrinarlo sulla politica, diremmo oggi, estera dello Stato Pontificio e sull'azione diplomatica che doveva svolgere una volta arrivato in Francia. Ma il Santo nelle tante udienze private concessegli. richiedeva con molta franchezza principalmente l'approvazione della Regola della sua congregazione ed al Papa. che voleva ordinarlo sacerdote, domandò servilmente solo la facoltà di poter benedire.
Il viaggio in Francia fu costellato di continui prodigi e miracoli.
Al suo arrivo a corte tutti aspettavano il miracolo: il vecchio re Luigi XI, molto malato, debilitato, gli corse incontro, con abiti sfarzosi, ansioso di provare subito gli effetti del tanto sospirato miracolo.
Miscredente, superstizioso voleva l'immortalità del suo corpo!
Ma il miracolo, passavano giorni e settimane, non arrivava, la salute peggiorava, non quella dell'anima però: nei continui colloqui - il re aveva preso l'abitudine di sostare per ore e ore nella cella del Santo senza la collaborazione dell'interprete - si avvicinava alla giustizia divina, acquistava l'immortalità dell'anima e si preparava a morire degnamente da sovrano cristiano.
Prima di morire, si narra che. il rè ai suoi figli disse:
"Quest'uomo mi ha dato pace e fiducia, per cui muoio tranquillo".
La sua missione aveva raggiunto lo scopo!
Nella corte il Santo era riverito ed osannato. Non aveva cambiato. però. stile di vita: viveva nel chiuso del suo eremo di Plessis-du-Parc, ma nel contempo il numero dei suoi confratelli aumentava a dismisura, così come il numero dei suoi conventi.
Monasteri sorgevano in Spagna. Austria e Germania ed un suo fedele monaco, padre Bernardo Boyil, accompagnava Colombo nella sua seconda spedizione nelle Americhe.
A corte il Santo dimostrava di essere un valente diplomatico già nel consigliare al re morente di affidare la reggenza alla figlia Anna, che diventava la tutrice del fratello Carlo in attesa della sua maggiore età. Predisse a questa l'arrivo, dopo anni di vane speranze, di una figlia.
Consigliò a Carlo, futuro Carlo VIII. di sposare Anna di Bretagna, già sposata per procura con il re Massimiliano d'Austria, e così la Francia raggiungeva la sua unità nazionale.
Consigliò a Carlo di mantenere sempre equilibrio e cautela negli affari di stato: dalla discesa in Italia, ritenuta troppo avventata. al rispetto per il cognato, il futuro Luigi Xll. duca di Orleans, marito della sorella Giovanna, relegato nelle carceri come uno dei peggiori criminali.
A Giovanna, fisicamente difettosa ma innamorata del marito,una volta diventata regina di Francia, dette coraggio a superare le conseguenze dell'annullamento del matrimonio e infuse certezze nella realizzazione della Congregazione dell'Annunziata.
Anche a Luigi XII non mancò di far notare il suo crudele comportamento nei riguardi della moglie che teneramente lo aveva sempre amato.
Mantenne amicizia duratura con i sovrani di Spagna e di Austria: si può tranquillamente affermare che influenzò la politica di Francia e dell'Europa verso un ideale di giustizia e di rispetto pelle condizioni dei deboli e degli oppressi.
Intanto la sua vita volgeva al termine: il giovedì santo del 1507. aveva 91 anni. una improvvisa febbre lo costringeva al letto. Chiamò i suoi discepoli, chiese perdono a tutti, li baciò uno a uno, nominò il suo successore in Bernardino di Cropalati, e nell'ascolto devoto della Passione di Cristo, secondo Giovanni, si addormentò nel sonno eterno.
Erano le 10 del mattino del 2 aprile I507.
Venne sepolto prima sotto il pavimento del convento di Ples-sis-du-Parc (o Plessis-les-Tours). ma dopo alcuni giorni il corpo fu riesumato per timore che l'umidità del terreno lo avrebbe disfatto in pochissimo tempo. La contessa Luisa di Angouleme (la madre del futuro Francesco 1°. alla quale il Santo aveva predetto la nascita del tanto desiderato figlio maschio e chiamato così in suo onore. aveva tatto costruire un sarcofago in pietra. Grande fu la sorpresa quando alla riesumazione si constatò che il corpo era intatto. tanto che il pittore Jean Bourdichon potè riprendere di nuovo
il calco del suo corpo per farne una statua funeraria.
Con la morte del Santo non si fermò l'espansione del suo ordine, che, avuta già nel 1506 la definitiva bolla di approvazione da parte di Giulio II (un primo riconoscimento lo aveva avuto già nel 1496 ad opera di Alessandro VI. il Borgia!). si sparse in tuttomondo cristiano.
Sono migliaia, nel mondo cristiano, le chiese che sono state erette in suo onore e innumerevoli le ratfigurazioni pittoriche che riproducono le fattezze del Santo calabrese, sempre avvolto dal suo logoro saio. con l'immancabile bastone stretto nella mano !
11 1° maggio del 1519 Leone X lo proclamò Santo in un periodo in cui le lotte di religione avevano il sopravvento sulla ragione: Purtroppo, infelice fu il destino della sua tomba:
nell'aprile del 1562 gli Ugonotti saccheggiarono la piccola chiesetta di Plessis les Tours e bruciarono il corpo del Santo. Si salvarono solo poche reliquie che furono portate in Calabria solo alcuni secoli dopo.
In compenso il 2^ marzo del 1943 il papa Pio XII proclamava Francesco di Paola come Patrono di tutti i marittimi d'Italia, giusto per dare una ufficialità ad una venerazione centenaria da parte di tutti i marinai, nata nella memoria sempre visibile del miracoloso passaggio dello stretto di Messina.
                                                                                                                                Giulio Guarascio

Drigente Scolastico dell'I.C. Dipignano - Paterno



Nota bibliografica:
maggiori approfondimenti si possono trovare nella splendida pubblicazione
curata dalla Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania:
AA.VV. Francesco di Paola - Santo d'Europa, Cosenza 1982,
a cui la presente introduzione ha attinto e trovato validi spunti di riflessione.