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Note storiografiche
e ipotesi sulle origini del culto mariano a Laurignano
In
una recente monografia sulla storia di Laurignano in età medievale e
moderna,
con l'ausilio di fonti documentarie mai pubblicate prima e ignote
alla storiografia locale (Registri parrocchiali di S. Oliverio
e atti notarili rogati a Cosenza nel tardo Cinquecento), abbiamo
contribuito a gettare un fascio di luce sul culto mariano nel
territorio di Laurignano durante un periodo – fine XVI e metà del
XIX secolo – considerato da sempre avaro di testimonianze e, per
quanto concerne l'argomento trattato, quasi interamente avvolto
nell'oscurità.
In questo arco di tempo
la devozione alla Vergine Maria, venerata con il titolo dell'Assunta,
ha rappresentato il segno più appariscente e profondo del variegato
panorama cultuale laurignanese e delle zone contermini. Anche
l'attuale Santuario-Basilica ha conservato il titolo dell'Assunta,
dopo che il frate grimaldese Benedetto Falcone, intorno alla metà
del XIX secolo,
ne cambiò l'appellativo liturgico originario (Maria SS.ma della
Catena).
Ma quali vicissitudini hanno scandito il culto di Maria nei secoli
precedenti? Chi lo ha introdotto nel territorio laurignanese e con
quale titolo? A quale epoca risale la sua origine? Una risposta
esaustiva a questi interrogativi, in assenza di prove certe, è
quanto mai problematica.
La leggenda del culto di
Maria con il titolo della Catena è stata raccolta dal Padula in una
breve memoria (Storia della portentosa Immagine di nostra Donna
Maria della Catena nell'Eremitaggio di Laurignano nell'Arcidiocesi
di Cosenza),
data alle stampe sul finire del XIX secolo. A tutt'oggi, la
narrazione del letterato acrese rappresenta una sorta di pietra
angolare su cui si è fondata e perpetuata nel tempo questa pia
tradizione. L'autore avrebbe attinto le notizie da un manoscritto,
«che disgraziatamente è andato perduto»,
secondo il quale la devotio laurignanese rimonterebbe al
1301.
Nella versione paduliana,
però, manca «la luce della storia».
In essa sono presenti tutti quegli elementi – visioni e apparizioni
prodigiose, rinvenimenti miracolosi, odigitrie/achiropite venute
da lontano, ecc. – strettamente connessi con la devozione popolare e
con il «si è sempre detto»,
ma che non poggiano su nulla di storicamente solido e che sono
all'origine di una miriade di culti mariani sviluppatisi nel
tormentato Medioevo calabrese.
Muovendo dal racconto del
dotto sacerdote di Acri altri autori hanno avanzato ipotesi sulle
origini di questo culto a Laurignano.
Nessuno di essi, però, ha potuto squarciare il velo che ne avvolge i
primordi, riproponendo per lo più fonti poco probative, originate
tutte dalla stessa matrice leggendaria.
Padre Francesco Russo,
profondo conoscitore della storia ecclesiastica della regione,
autore del monumentale Regesto Vaticano per la Calabria, ha scritto
che le vicende del monastero di S. Maria dei Martiri, in Mendicino,
sono legate all'origine del Santuario della Madonna della Catena di
Laurignano
e che i Florensi mendicinesi intensificarono «la propaganda per il
culto alla Madonna della Catena di Laurignano, da cui distavano soli
9 Km. Si deve specialmente ad uno di essi, di nome Arcangelo, se nel
1351 il vetusto quadro della Vergine, custodito dagli Eremiti di
Dipignano, fu portato a Roma e restaurato. Ritornato dopo fortunose
vicende, polarizzò la devozione del popolo, trasformandosi in breve
in un centro di attrazione di primo piano».
Le affermazioni del Russo, però, non dirimono i dubbi che gravano
sull'argomento.
Lo stesso autore, del resto, nella sua pregnante indagine proprio
sulle fondazioni Florensi in Calabria, non fa alcun riferimento ai
rapporti tra il monastero di Mendicino e Laurignano.
Come già sottolineato, non vi è traccia di questa vicenda neppure in
Cipriano Baraut, autore del saggio Per la storia dei monasteri
Florensi, pubblicato sulla rivista «Benedictina», nel
1950.
Nei documenti Florensi
pubblicati da Pietro De Leo nel Codice diplomatico della Calabria,
si fa riferimento ad un certo Ugolottam de Lauriniano, un
funzionario regio chiamato insieme ad altri a verificare la
consistenza di un tenimento in località Berano di Mendicino,
concesso da Federico II al monastero florense di S. Giovanni in
Fiore, agli inizi del XIII secolo.
Per il resto, nient'altro. Ciò detto è molto probabile, come abbiamo
osservato in precedenza, che i monaci Florensi abbiano frequentato
assiduamente il territorio laurignanese nel corso dei secc. XIV e
XV, influenzandone le dinamiche religiose e favorendone la
diffusione di numerosi culti.
Rocco Liberti, da parte
sua, ha intravisto un legame tra la nascita del culto della Madonna
a Laurignano e le incursioni islamiche, che minacciarono Cosenza e
il suo circondario tra la fine del X e i primi decenni dell'XI
secolo. A proposito del culto della Madonna della Catena nell'Italia
meridionale egli ha scritto che questo è «fissato quasi sempre in
cappelle extra moenia», soprattutto nelle località nelle
quali infierirono maggiormente le scorrerie piratesche.
E Cosenza – aggiunge lo studioso – «nel cui prossimo raggio ricade
Laurignano, ebbe a soffrire molti guai tra l'896 e il 1014 dai vari
Ibrahim, Abu-l-Kasem e Cayti Sati, che la sorpresero in più
occasioni e la tennero in loro potere».
Come già sottolineato, riguardo alle origini del culto della Madonna
nel territorio di Laurignano, le notizie sin qui note si basano
soprattutto sulla tradizione orale e su documenti non controllabili.
L'obiettivo che ci prefiggiamo in questa sede è quello ribadire gli
aspetti ormai portati alla luce e documentati (secc. XVI-XIX), senza
tralasciare di delineare un'inquadratura storica in seno alla quale
il culto potrebbe essere sbocciato per poi radicarsi tenacemente
nella pietà popolare del circondario e nell'immaginario religioso
dei Laurignanesi.
Partiamo dalle notizie sicure.
Il
titolo dell'Assunta –
Nella devozione mariana
laurignanese l'appellativo più antico di cui si hanno notizie certe
è quello dell'Assunta. Nel libro delle Sacre Visite del 1684
risulta annotata la «Ecclesiae Assumptionis B.M.V. extra
Parochiali»,
segnalata da padre Marcello Spagnolo come «cappella».
Esisteva però già da prima, come lascia supporre una data (1557?)
appena leggibile sullo stesso documento. Lo stesso padre Marcello ci
segnala una statua lignea dell'Assunta e un incensiere
d'argento, recante un chiaro riferimento all'Assunta,
provenienti dalla citata «cappella».
Ulteriori conferme di questo culto ci giungono da altre
attestazioni. Il Romitorio dell'Assunta ricorre
frequentemente nei Registri parrocchiali di S. Oliverio. Il Liber
Emortualium, in particolare, ci ragguaglia puntualmente su
decessi avvenuti nella zona del Romitorio o della chiesa dedicato
all'Assunta. A titolo di esempio valgano le annotazioni del
parroco don Paolo Cozza, il quale, nel 1773, registrò la morte di
Domenico Santelli avvenuta «in loco solite sue habitationis vulgo
dicto il Romitorio di Santa Marie de l'Assunta», e di
Serafino Guzzo, «in ecclesiae rurali sub titolo S. Mariae
Assumptionis, vulgo il Romitorio de la Stocta».
Giova ricordare che il Romitorio di S. Maria Assunta della
Stozza venne fondato ex-novo o forse ampliato – con la stessa
insegna liturgica – dai Conventuali Francescani di Castrovillari,
nel 1591.
L'attestazione della confraternita dell'Assunta, presente a
Laurignano nel 1628, è una ulteriore conferma del forte radicamento
di questo culto in loco.
La persistenza di questo appellativo nella tradizione cultuale
laurignanese è una conferma al fatto che esso affonda le radici in
tempi remoti, tramandandosi ininterrottamente sino ai giorni nostri.
Il
giorno celebrativo –
Il 15 agosto, «mecto
augusto», si celebra la festa estiva della Madonna dell'Assunta,
una ricorrenza rimasta invariata nei secoli. Un atto notarile rogato
a Cosenza dal notaio Maugeri nel 1591, ci dà notizia della chiesa di
S. Maria di «mecto augusto» posta nel territorio di
Laurignano «loco ditto la Stocta», confinante con una
proprietà di Domenico De Florio e con la «via publica».
Un secondo documento rogato nel 1590 dal notaio Del Giudice, ci
informa di un lascito di due ducati di decima a «S.ta Maria di mecto
augusto de Laurignano» da parte del possidente Marcantonio De
Anselmo.
Nei Registri parrocchiali di S. Oliverio, tra la seconda metà del
'600 e per tutto il '700, il giorno dedicato all'Assunta è
tra i più ricorrenti – insieme alla Circoncisione e alla Natività –
per quanto riguarda le «tre canoniche monizioni» che i parroci
fissavano prima del matrimonio. Il giorno celebrativo (15 agosto) in
onore della Madre di Dio – in Oriente la Pasqua di Maria – è
un indizio assai significativo del fatto che il culto di Maria con
il titolo dell'Assunta sia quello più antico e radicato a
Laurignano. «La mai abbandonata data della festa estiva della
Madonna della Catena proprio in quella data»
ne è una conferma.
La cristianizzazione
dello spazio rurale. Il toponimo S. Maria - «Il radicamento del
cristianesimo in quasi tutta l’Europa occidentale e centrale – ha
ben notato Jacques Le Goff – si accompagnò a profondi cambiamenti
nella toponimia. Battezzare i luoghi fu altrettanto importante che
battezzare gli uomini. Una rete di toponimi cristiani, spesso legati
al pellegrinaggio, segnò la cristianità con la propria impronta».
La Vergine Maria beneficiò, dall’XI secolo, di un gran numero di
pellegrinaggi suscitati dallo straordinario sviluppo del culto
mariano.
A Laurignano e in quasi tutte le campagne, in mancanza di reliquie
ricche e magnifiche, il problema della sacralizzazione dello spazio
si poneva in termini e in forme diverse. Una delle più evidenti fu
la costruzione di numerosi piccoli monumenti o edicole, dove strade
o sentieri s'incrociavano e dove le processioni si fermavano prima
di raggiungere la chiesa. Ancora oggi, per esempio, a Laurignano, la
tradizione di recarsi in processione fino all'antico e decentrato
romitorio di S. Maria Stozza è viva più che mai.
La denominazione
toponomastica di Santa Maria, «da sempre nota a tutta la zona
sotto l'antico nucleo di Laurignano, dove la tradizione colloca il
primigenio culto mariano»,
è documentata in un atto del notaio Plantedi rogato a Cosenza nel
1590. Nella scheda è riportata «la cava di S. Maria», a
conferma dell'esistenza del toponimo già sul finire del XVI secolo.
La località ha assunto tale denominazione per il radicamento in
loco del culto, legato alla presenza sul posto di una cappella o
edicola rurale, dedicata alla Vergine, non dissimile dalle tante
disseminate lungo le strade di campagna, che per secoli hanno
offerto ai viandanti un richiamo alla fede. «La cona de la
via de Tesano»,
infatti, è attestata in un documento del 1590, collocata come
consuetudine lungo un'arteria di transito, nella fattispecie la «via
publica» ricorrente nelle documentazione del Cinquecento, che si
snodava ai piedi del crinale fino a raggiungere Tessano e oltre.
La presenza nella
località S. Maria di una «cona», rappresentava un modo per la
Chiesa di sacralizzare e cristianizzare lo spazio o la sopravvivenza
di tradizioni cultuali anteriori, come potrebbe suggerire la sua
collocazione in prossimità di una fonte, la cui virtù taumaturgica
si riteneva fosse quella di guarire le malattie degli occhi. La
leggenda narra che anche la devotio mariana laurignanese, nel
1301, ebbe origine a seguito della guarigione miracolosa del mendico
cieco Simone Adami, il quale riacquistò la vista dopo essersi lavato
nella fonte indicatagli dalla Madonna. Questi «tempietti» della fede
erano piccoli edifici votivi eretti nelle campagne e dedicati alla
Vergine. Costituivano un'espressione tra le più pregnanti della
religiosità locale, ed avevano anche una funzione apotropaica, cioè
la forza di allontanare i pericoli che minacciavano l'abitato, come
ben testimoniato dalla loro dedica a Santa Maria «delle Grazie»,
«della Sanità», attestate nel territorio di Laurignano
tra il XVI e il XIX secolo.
La primitiva icona e,
successivamente, il monasterium fondato o ampliato dai
Francescani, intitolato all'Assunta, dovettero attrarre i
devoti del circondario, nonché fungere da meta di pellegrinaggio per
quanti transitavano lungo la vicinissima via Popilia.
Non è un caso che il primo sito mariano laurignanese coincida con
un'area di secolare frequentazione antropica e molto prossima alla
consolare romana. L'icona della Vergine, molto probabilmente era
venerata dai Laurignanesi e dai fedeli del circondario nei paraggi
dove ancora oggi insiste la chiesetta di S. Maria, nella zona
appunto denominata S. Maria Stozza. Del resto, «il sacro ha
una sua collocazione permanente e originale in un solo luogo –
scrive Vito Teti – (...) Tale esclusività rappresenta un forte
elemento di identificazione per le persone del luogo, che
stabiliscono un patto di "fedeltà" con la Madre di Dio (...)
Un’effige non può essere spostata: il luogo sarebbe distrutto,
perderebbe la propria sacralità. Soltanto la riproduzione
dell'immagine o della statua può essere spostata, come avviene,
nelle case, nelle botteghe, nel luoghi di lavoro. In viaggio (...),
nelle cone, lungo le strade, i crocicchi, le vie
processionali e gli itinerari dei pellegrini: vengono realizzate
così una propiziazione dei luoghi e una riorganizzazione degli
spazi, interni o esterni, distanti dal "centro" (la chiesa, il
santuario) dove è custodita l'immagine o la statua».
L'iconografia
– Riferendosi alle fonti
sul culto della Madonna a Laurignano, padre De Monte scrive che
«documento è lo stesso titolo della venerata icona, oltre a qualche
altra immagine o rappresentazione iconografica, conservate nel
Santuario».
Le prime rappresentazioni iconografiche dell'Assunta si
registrarono
nell'area bizantina, attraverso il tema della Dormitio Virginis.
La Madonna appariva
raffigurata nel letto di
morte, con Cristo e gli apostoli disposti attorno. Dopo il sec. XI
si diffuse la raffigurazione della Vergine sorretta nel cielo dagli
angeli, che ebbe un notevole sviluppo tra il Trecento e il
Quattrocento. L'arte del Cinquecento e dei secoli successivi adottò
di solito la Vergine ascendente dalla terra al cielo, circondata
dagli angeli.
Anche l'attuale quadro della Madonna di Laurignano dovette
raffigurare originariamente l'Assunta.
Il benedettino olivetano
don Mario Pinzuti, esecutore del restauro del quadro, nel 1966, dopo
averne esaminato i materiali utilizzati, ne ha attribuito la
paternità ad Andrea Sabbatini, detto da Salerno (XVI sec.). Durante
i lavori di restauro, con l'ausilio dei raggi X, è emersa la
sovrapposizione di due dipinti. Nella relazione del Pinzuti si
legge: «apparivano a forma di macchia grigiastra delle ombre di
putti sopra la testa della Madonna».
É probabile che fossero putti reggicorona, tipici delle
raffigurazioni dell'Assunta, e che nello schema iconografico
presentassero delle assonanze proprio con i dipinti di Andrea
Sabbatini o Luca Giordano, scuola campana, le opere dei quali
segnarono indelebilmente la pittura della Calabria Citeriore del
'500, esaltando la mariologia caldeggiata intensamente dalla chiesa
posttridentina.
Anche il
recente restauro di un S. Luigi, custodito nel Santuario di
Laurignano, ha portato alla luce un precedente dipinto forse
raffigurante l'Assunta. Questa particolare iconografia – che
in passato dovette essere ben accetta dalla committenza laurignanese
– si iscrive in una lineare quanto complessa iconologia, che
richiama alla mente forti connessioni con quella devozione
cistercense che già nel Medioevo si adoperò per unificare il tema
iconografico tipicamente ortodosso della Dormitio Virginis,
con quello della sua Assunzione, appartenente alla
mariologia latina e cattolica. Nella Sambucina di Luzzi, per
esempio,
a destra della navata centrale,
si può ammirare un classico ed originale dipinto che rappresenta l'Assunzione
ed i dodici Apostoli. Esso viene attribuito a Luca Giordano in
quanto presenta assonanze con lo stile pittorico del grande pittore
campano.
Dopo aver accennato ai temi del culto laurignanese documentati dal
XVI secolo in poi (titolo liturgico, giorno celebrativo della
festività, toponimo e iconografia), cercheremo di delineare, in
semplicità, il contesto storico entro il quale potrebbe essere
fiorita la devotio mariana laurignanese, in attesa che fonti
più probative chiariscano definitivamente i punti oscuri che ne
adombrano ancora oggi la verità storica.
Dagli indizi a nostra disposizione riteniamo di poter
ragionevolmente avanzare le seguenti ipotesi: a) che il culto
della Madonna in territorio di Laurignano ebbe diffusione – se non
addirittura origine – tra il XII e il XIII secolo, favorito
dall'avvento dei Normanni in Val di Crati e da quel monachesimo
latino – benedettino e cistercense, in un primo momento, florense,
in seguito – assai attivo nelle nostre contrade; b) che
l'icona votiva posta lungo il tracciato della via Popilia,
attestata in un atto notarile rogato sul finire del '500, potrebbe
aver dato origine al culto, alla denominazione toponomastica della
zona (S. Maria) e alla fondazione di un monasterium,
poi romitorio, con l'insegna liturgica dell'Assunta; c)
che l'appellativo dell'Assunta è quello più antico e,
verosimilmente originario, con il quale il culto di Maria fu
introdotto nel territorio di Laurignano.
Vediamo di dare un fondamento storico a queste ipotesi.
L'epoca - Il culto
vero e proprio riteniamo vada riferito alla fase di espansione
normanna in Val di Crati (seconda metà del XII secolo) e alla
conseguente "latinizzazione" della Chiesa, attuata con la
riorganizzazione delle diocesi e attraverso le numerose concessioni
dei principi normanni a favore di benedettini e cistercensi. Con
l'arrivo dei Normanni la piccola contrada di Laurignano cominciò ad
assumere una sua identità giuridica, con il Busento e lo Jassa che
funsero da linea confinaria naturale del territorio. La via
Popilia, dal canto suo, fu testimone di eventi militari,
religiosi e civili di grande risonanza. Su di essa transitarono
eserciti, sovrani, pontefici, martiri, pellegrini, reliquie di
santi, monaci, mercanti, vagabondi, consentendo l'incontro tra
diverse culture, la circolazione di idee, fermenti religiosi e
cultuali, pratiche devozionali che hanno inevitabilmente influenzato
la vicenda storica di Laurignano.
Grazie a questa direttrice e alla rete microviaria di adduzione ai
luoghi di culto – stimolata dagli stessi abati, dai vari
procuratores e baiuli locorum – diventava agevole per i
monaci della Sambucina, della Matina (fondata lungo
l'importante arteria), ecc., muoversi da un posto all'altro e
raggiungere le piccole grancie sparse sul territorio e i mulini
disseminati lungo il Busento e lo Jassa, obbedienti alla casa madre
o alle filiali di rango più elevato. A tale proposito, è forse
opportuno ricordare gli intensi rapporti tra i possidenti
laurignanesi (Orso, Arnone) con gli abati delle badie cistercensi
della Matina e di S. Angelo di Frigilo, nonché la
frequentazioni dei monaci della Val di Crati nelle nostre
contrade.
L'appellativo
dell'Assunta – Nello stesso periodo in cui i Normanni si
insediarono nel Mezzogiorno d'Italia, il culto della Madonna conobbe
nei confini della cristianità una diffusione mai conosciuta prima.
L'illustre medioevista Jacques Le Goff ha scritto in proposito: «Il
cristianesimo medievale è stato rivoluzionato dallo straordinario
sviluppo, tra l’XI e il XIII secolo, del culto mariano. Il culto
della Vergine Maria (...) si è sviluppato molto presto nel
cristianesimo greco ortodosso. E’ penetrato più lentamente
nell’Occidente cristiano, dove pure Maria era presente sin dall’alto
Medioevo (...), ma fu solo a partire dall’XI secolo che cominciò ad
occupare un posto centrale nelle credenze e nelle pratiche religiose
dell’Occidente cristiano. Questo culto è al centro della riforma
della Chiesa tra la metà dell’XI e la metà del XII secolo».
In questo torno di tempo nell'Europa Occidentale la maggior parte
delle cattedrali cambiarono denominazione per essere dedicate a
Maria. Non a caso, i monaci provenienti dalla Francia, suoi ferventi
devoti, si insediarono o fondarono ex-novo i monasteri della
Sambucina (già di S. Maria della Requisita), S.
Maria della Matina, S. Maria di Acquaformosa, S. Maria
di Corazzo, ecc., tutti dedicati a Nostra Signora. Che
l'appellativo dell'Assunta fosse diffuso nelle abbazie che
esercitarono la loro influenza nel territorio laurignanese e che
ospitarono l'abate Gioacchino – il quale si distinse anche per «la
devozione calda e fedele alla Madonna»
– ci è attestato da una notevole quantità di riferimenti. Citiamo
qualche esempio. La Sambucina di Luzzi, fondata nel 1141, fu
dedicata alla “Diva dei Cieli” (l’Assunta) dai Cistercensi di
Bernardo di Chiaravalle.
Lo stile cistercense si riscontra nella chiesa
di S. Maria Assunta, in Celico, edificata sulla stessa casa
nativa di Gioacchino.
Agli inizi del 1300 l'abate della Sambucina Andrea Nicherea
ottenne dalle autorità superiori la facoltà di istituire un mercato
annuale nella piana di Luzzi della durata di sette giorni a
cominciare dalla festa della Assunzione, cioè dal 15 al 22
agosto: «concedenter nundinae per septem dies in festo S. Mariae de
mense augusti».
Non bisogna inoltre dimenticare che la Vergine Maria è la
protagonista della festa dell'Assunzione (15 agosto), tra le
più importanti del cristianesimo, insieme alla Purificazione e
all’Annunciazione. I testi di pietà dedicati a Maria conobbero uno
sviluppo straordinario a partire dal XII secolo. La preghiera
dedicata alla Vergine, l’Ave Maria, a partire dal XII secolo
venne promossa a uno statuto paragonabile a quello del Padre
nostro. La presenza quasi costante dell’Ave Maria nelle
penitenze inflitte ai peccatori dal 1215 nella confessione annuale,
fece entrare il culto mariano nella devozione di base dei cristiani.
Il
periodo bizantino – Che il culto mariano sia potuto giungere a Laurignano prima della
conquista normanna (XI sec.), durante il periodo bizantino, magari
tramite i monaci italo-greci, lo riteniamo poco credibile.
Contrariamente al versante che dà sul Busento, ideale per condurvi
vita anacoretica, la parte del crinale che si affaccia sulla vallata
dello Jassa, in particolare la zona di S. Maria,
risultava già ampiamente frequentata, grazie alla presenza delle
cave di tufo calcareo e, nella parte più in basso, degli impianti
per la produzione della calce. Questa zona, inoltre, ricade nelle
vicinanze del centro abitato e della via Popilia,
quindi inidonea al perseguimento dell'ideale ascetico cui aspiravano
ardentemente i monaci italo-greci. A ciò si aggiunga che nell'intera
area non vi sono vestigia di luoghi di culto rivolte a Oriente, il
che indicherebbe, oltre all'antichità del culto, la quasi certa
matrice greco-bizantina.
Conclusioni –
Sulla scorta di quanto sin qui asserito, riteniamo di poter
ragionevolmente affermare quanto segue: a) l'origine del
culto mariano nel territorio di Laurignano, con il titolo liturgico
dell'Assunta, risale probabilmente al periodo
posteriore all'avvento normanno,
quando fu riaffermata la supremazia della Chiesa romana e del rito
latino a scapito della Chiesa di Bisanzio e del rito greco. Con la
costruzione delle imponenti badie della Val di Crati – dedicate
tutte alla Madonna – e le cospicue concessioni di cui beneficiarono,
i monaci benedettini e cistercensi
– come
anche i florensi –
cominciarono a frequentare le nostre contrade, introducendovi culti
e influenzandone le dinamiche sociali, economiche, cultuali. I
rapporti tra Laurignano e i monasteri della Matina, di
Corazzo, S. Angelo di Frigilo, come abbiamo visto, erano
all'epoca assai intensi; b) in questo stesso periodo, il
culto della Madonna ricevette nell'Occidente cristiano un notevole
impulso, divenendo un momento centrale nella religiosità e devozione
popolare dei fedeli; c) il toponimo S. Maria,
molto
probabilmente deriva
dalla presenza in loco del culto e di icona
posta
lungo la strada che conduceva a Tessano e oltre,
attestata su un documento notarile di fine Cinquecento.
Nel 1591 i Francescani fondarono il monasterium – poi
romitorio – ampliando forse un'antica cappella o chiesetta con la
stessa insegna liturgica; c) al tempo della seconda (e più
intensa) ondata di monaci iconoduli provenienti dall'Oriente, la
località S. Maria, per la sua localizzazione prossima al
centro abitato e alla via Popilia, contrariamente al versante
opposto del crinale, dovette risultare poco adatta per ospitare
uomini che anelavano alla pace e al silenzio, lontano dalle
tentazioni e dai rumori del mondo.
F. Russo, Gioacchino da Fiore e le fondazioni Florensi in
Calabria, Napoli 1959
J. Le Goff, Il cielo sceso in terra. Le radici medievali
dell’Europa, Bari 2004, p. 60
V. Teti, Reliquie e culto dei santi nella Certosa di
Serra San Bruno, a cura di T. Ceravolo – V. Teti, Centro
Antropologie e Letterature del Mediterraneo – Dipartimento
di Filologia Unical, Vibo Valentia 2000, p. 110
GDE Utet, alla voce Assunzione, vol. II, Torino
1993, p. 446
J. Le Goff, Il cielo sceso in terra. Le radici medievali
dell’Europa, Bari 2004, pp. 99-101
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