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Gli
Eremiti della Stozza
Intorno alla metà
del XVII secolo (1652), per ovviare alla inarrestabile
proliferazione degli istituti religiosi e quindi ad una loro
eccessiva frammentazione, papa Innocenzo X emanò la costituzione «Instaurandae
disciplinae regularis», la quale sopprimeva le case non formate,
incapaci cioè di ospitare una comunità regolare di almeno sei
membri, accorpando uomini e beni di proprietà sotto il controllo
delle sole case formate.
Il
provvedimento restrittivo adottato dalla Santa Sede si rivelò
salutare per gli istituti, ma costituì anche un segnale
inequivocabile della crisi che a distanza di qualche decennio li
avrebbe colpiti duramente, quando gli Ordini religiosi
–
prima di allora propostisi come referenti privilegiati per il
sostegno spirituale delle comunità
–
cominciarono a languire sotto i colpi dell’imperante laicismo
propugnato dalla corrente illuministica, sfociato poi nella
Rivoluzione Francese. Per quel che ci riguarda più da vicino, il
Russo ha ben osservato che il XVIII secolo, dal punto di vista
religioso, fu per Cosenza e per la Calabria tutta un periodo «di
decadenza».
Al presente non è dato sapere se la decisione pontificia sortì
effetti sui monasteri attivi nel territorio di Laurignano. Le fonti
documentarie, purtroppo, riguardo al periodo compreso tra la seconda
metà del Seicento e la prima metà del Settecento sono avare di
testimonianze. Ciò che possiamo affermare con una certa
attendibilità è che nell'intero contado, segnato dalla miseria più
abietta e dalla rapacità dei signori locali, popolato da contadini
analfabeti e avulsi da qualsiasi anelito culturale o politico, l'Età
dei Lumi e gli echi dei nuovi fermenti che in Europa andavano
penetrando nei gangli vitali della società vi giunsero in maniera
sfumata o non vi giunsero affatto, lasciando nella precarietà
esistenziale quelle anime abbrutite dalla fame e rassegnate, il cui
unico pensiero era rivolto al contingente quotidiano, ad una
sopravvivenza perennemente sospesa tra clemenza della natura e
intercessione dei santi.
Per
quanto concerne la testimonianza di presenze religiose sul
territorio,
il Liber emortualium della
parrocchia di
S. Oliverio si è rivelato una fonte preziosissima,
che però ci consente di cogliere soltanto alcuni dei molteplici
aspetti riguardanti i rapporti tra uomini di Chiesa e la comunità
laurignanese del Settecento. Da questa fonte rileviamo la notizia di
una comunità di
Eremiti
attiva
presso
il
Romitorio della
Stozza,
documentata almeno fino
al 1765.
Purtroppo non ci è dato sapere se questa comunità appartenesse a
qualche particolare ceppo ecclesiastico o se fosse composta da
semplici religiosi impegnati a condurre un'esistenza di ascesi
spirituale, perseguendo la loro vocazione vivendo in comunità e
proponendosi come un importante punto di riferimento per le
popolazioni locali.
Il
Liber ci informa della
morte di Filippo Giuliano, eremita in «cellula S. Maria Assumptiones
B.M.V.»,
avvenuta nel 1720.
Nel 1728 il parroco Pietro Palazzo annotò la morte del giovane
ventitreenne
«Nicolaus heremita S. Marie de la Stozza».
La
località Stozza, o anche S. Maria Stozza, distante dal
centro urbano e presente ancora oggi nella toponomastica
laurignanese, appariva come un luogo ideale per assecondare il
desiderio di vivere appartati dal mondo, ma nel contempo visibili
agli occhi della gente. Gli Eremiti laurignanesi erano personaggi
ben noti ai contadini del luogo, che spesso li cibavano e andavano
loro a chiedere consiglio, benedizione, interventi miracolosi, di
fare da padrino ai propri figli. Dal canto loro, gli Eremiti
accoglievano viandanti smarriti e pellegrini che transitavano nelle
vicinanze del romitorio, indicando loro la giusta strada.
Il
parroco Francesco De Bono, nel 1751, tenne a battesimo il piccolo
Antonio Fedele Federico il cui «patrinus» fu frate Antonio
Arturi, eremita di S. Maria Assunta. Il parroco Bartolomeo
Oliveti, nel 1760, battezzò l’infante Caterina Mandarino, cui fece
da «compater» frate «Bernardus Pellegrino heremita S. Maria».
Negli anni successivi frate Bernardo si prestò a fare da «compare»
ad altri cinque neonati.
Le conseguenze della Rivoluzione Francese furono esiziali per la
Chiesa e per gli Ordini religiosi. Moltissimi conventi furono chiusi
per non essere mai più riaperti.
La comunità eremitica della Stozza si disperse
definitivamente. Per quanto riguarda l'ultimo quarto del XVIII
secolo, infatti, nelle fonti disponibili non vi sono riferimenti a
questi Eremiti. Dobbiamo attendere la metà dell'Ottocento perché il
Romitorio della Stozza torni a nuova vita, grazie alla
intraprendenza del frate grimaldese Benedetto Falcone, giunto a
Laurignano al seguito del fratello, che ne era stato designato
parroco.
Fra Benedetto fondò un istituto di Eremiti, riprendendo una
tradizione rimasta in vita fino a pochi decenni prima.
Padre Marcello Spagnolo
scrive in proposito: «Fra
Benedetto venne a Laurignano nel 1831. Prese alloggio nel piccolo
abbandonato romitorio appartenente ai signori De Niccoli,
consistente in una cappella, detta di Santa Maria, e due piccole
stanze».
Ed
ancora: «Il piccolo
romitorio, alquanto discosto dall’abitato, lo attrasse; gli parve
adattissimo a menarvi vita devota ed eremitica».
Nel
1854, in pieno accordo con l'arcivescovo dell'epoca, inoltrò formale
richiesta al Governo regio per fondare una Congregazione di Eremiti
nella struttura da egli stesso costruita poco tempo prima, dedicata
alla Madonna della Catena, ma che nelle intenzioni iniziali
intendeva forse intitolare a S. Gaetano da Thiene, fondatore
dell’ordine dei Teatini. Lo stesso anno, infatti,
ottenne dal Ministero e
Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici e della Pubblica
Istruzione, il “sovrano” beneplacito «per la costruzione di una
nuova chiesa con annesso fabbricato ad uso di eremitaggio sotto il
titolo di S. Gaetano Tiene, avendo l’Ordinario fatto rilevare
doversi eliminare dal Sovrano permesso già conceduto il nome di
Clemente Vitari, perocchè il medesimo non fu che il venditore del
fondo, su di cui si è fabbricato il locale del eremo e la chiesa,
non già che foss’egli patrono o fondatore, ed essendosi altresì da
esso Ordinario favorevolmente riferito circa il mutamento del titolo
della chiesetta; S. M. nel Consiglio Ordinario di Stato del 19
corrente mese di maggio in Caserta si è degnata dichiarare, che non
possa il cennato Clemente Vitari vantar patronato o altro diritto
sulla Chiesa ed annesso eremitaggio costruito in Laurignano unito al
comune di Dipignano, ed inoltre la M. S. permette che la Chiesa
anzidetta porti il titolo di S.ta Maria della Catena. Nel Real Nome
lo partecipo a Lei, Sig. Intendente per l’uso corrispondente. Napoli
24 Maggio 1854. Il Direttore».
L'istanza venne
accolta favorevolmente. Alcuni stralci delle missive intercorse tra
l'arcivescovo di Cosenza e la Segreteria di Stato napoletana, ci
offrono puntuali ragguagli riguardo alle finalità della
Congregazione per come la intendeva il frate grimaldese. La
Congregazione aveva come scopo quello di «istruire gli abitanti
delle campagne nei rudimenti della Dottrina Cristiana e nelle
pratiche religiose».
Egli chiese inoltre di «elevare il suo Eremitaggio a Comunità
Religiosa sotto la denominazione di Eremiti delle Calabrie col
quarto voto di percorrere le campagne e istruire i campagnuoli nella
Dottrina Cristiana, nel leggere, scrivere, nei principi della
aritmetica pratica e nel promuovere sempre più il Rosario della
Vergine SS.ma».
Questa nuova
Congregazione, nelle intenzioni del suo fondatore, avrebbe accolto
laici e sacerdoti, i quali dovevano essere impegnati rispettivamente
«negli uffici manuali della casa e nella questua» e nell'assistenza
spirituale in giro per i paesi del circondario e nelle campagne,
oltre che nei riguardi dei pellegrini in visita al Santuario.
Poco tempo dopo la fondazione dell'Istituto, Fra Benedetto presentò
al Regio Governo di Napoli le Regole per la relativa
approvazione, che puntualmente fu concessa dal re Ferdinando II il
28 maggio 1856.
Con la morte di Fra Benedetto, avvenuta il 17 aprile 1866,
l'Eremitaggio e il Santuario conobbero una crisi acutissima, e
l'intero Istituto cadde in rovina. Per gli Eremiti delle Calabrie fu
il principio della fine. Dopo la sua morte la condotta dei frati
superstiti si piegò agli atteggiamenti più insani, caratterizzandosi
tutt’altro che per le vibrazioni dell’anima o per l’ardore
evangelico. In mancanza di una guida sicura si smarrirono
irrimediabilmente nella licenziosità e nel peccato. Una quarantina
di anni più tardi, finalmente, l'arcivescovo di Cosenza, monsignor
Camillo Sorgente, per porre freno al degrado che aveva ormai
allignato nell’eremo
di Laurignano chiamò i Chierici Regolari della Passione del Signore,
meglio noti come Passionisti, affidando
loro la gestione del Santuario.
Per Laurignano fu l’inizio di una nuova esaltante stagione; anche lo
spirito dei Laurignanesi tornò nel volgere di poco tempo a
ritemprarsi sotto gli auspici di Maria SS.ma della Catena.
Dagli
inizi del XX secolo (1906) questo ordine
di stretta osservanza, noto per la sua austerità e per il rigore,
ha rappresentato un punto di riferimento importante nella vita
sociale e religiosa di Laurignano. Con l'esempio di una condotta
irreprensibile essi hanno cercato d'inculcare nel cuore della
comunità laurignanese «l'amore alla passione di Gesù e ai dolori di
Maria».
Ma sulla vicenda dei Passionisti a Laurignano, che è storia recente
e del presente, più o meno nota e ampiamente documentata, in questa
sede non è il caso di indugiare oltre.
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